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Non tutti sanno che da qualche tempo, più esattamente dal  10 maggio 2007, anche il privato cittadino può accedere alla banca dati catastale nazionale e conoscere:
  • la rendita e le altre informazioni relative agli immobili censiti al catasto fabbricati;
  • i redditi dominicale e agrario oltre che gli altri dati riguardanti i beni presenti al catasto terreni;

Queste ed altre informazioni sul servizio le trovi su questa pagina del sito dell'Agenzia del Territorio 

 

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Estimi senza appello PDF Print E-mail
marted́, 11 settembre 2007

il Governo si nasconde

di Corrado Sforza Fogliani*

la vicenda in materia di contenzioso catastale che ha visto protagonisti i parlamentari onn. Gian Luca Galletti, Angelo Compagnon e Luigi D’Agrò è incredibile, e merita da parte della Confedilizia un commento.
I fatti, dunque. Gli onn. Galletti, Compagnon e D’Agrò, con differenti atti di sindacato ispettivo (uno di seguito all’altro), hanno denunciato questo: che le tariffe d’estimo (che vengono approvate con Decreto ministeriale e, applicate ai singoli immobili così come inquadrati nelle loro proprie categorie e classi, determinano la rendita – cioè la base imponibile delle imposte – per case, negozi e uffici) non sono impugnabili che per “vizi e legittimità”, avanti la giurisdizione amministrativa.

Al cittadino, cioè, non è dato di far controllare da alcun giudice la congruità di quelle tariffe (che è, invece, proprio quel che interessa i cittadini, discendendo da esse - come visto - le rendite e, quindi, le imposte). Si noti – per inciso – che la stessa cosa dovrebbe interessare anche i Comuni (le tariffe possono essere troppo alte, o troppo basse, in relazione al reale mercato), ma questi non si sono mossi: evidentemente, che le tariffe possano essere fissate troppo basse (scapitandone, quindi, il gettito dell’Ici) è un’ipotesi di scuola, che non li preoccupa...
Avanti a questa “denuncia”, ed alla richiesta al Governo di manifestare al proposito il suo pensiero e quali iniziative esso intendesse assumere per rimediare al vuoto normativo, che cosa si è risposto?
Si è risposto: 1) che le tariffe d’estimo sono approvate dalle Commissioni censuarie provinciali; 2) che le Commissioni tributarie (competenti a giudicare in materia di classamento delle unità immobiliari, cioè dell’inquadramento delle stesse nella loro propria categoria e classe) possono sempre disapplicare le tariffe d’estimo per illegittimità; 3) che non si può attribuire la competenza di merito (sulla congruità, cioè) alla giurisdizione amministrativa perché i casi in cui questa va oltre la legittimità e giudica quindi anche del merito, sono limitatissimi e stabiliti dalla legge; 4) che non si può attribuire il giudizio di congruità in questione alle Commissioni tributarie perché le tariffe in parola vengono approvate con “atti generali” (e le Commissioni giudicano, invece, in casi singoli). La risposta è sconcertante per più motivi, concorrenti e pur separatamente validi.
Anzitutto, è vergognoso (ci si passi la parola) che il Governo abbia risposto dicendo esplicitamente che l’Agenzia del territorio (non, il Governo!) la pensa così. Ciò che non meraviglia perché l’Agenzia (che dice di non riuscire a stabilire i redditi degli immobili, e vuole per questo un Catasto patrimoniale, di valori) non ama certo che vi sia un controllo di congruità da parte di un giudice terzo sul suo operato. Ma – come hanno fatto ottimamente rilevare i parlamentari interroganti – si chiedeva il parere del Governo (e non, dell’Agenzia).
In secondo luogo, il fatto (in relazione alla risposta sub 1 sopra riportata) che le tariffe d’estimo siano approvate dalle Commissioni censuarie, nulla significa. Prima di tutto, perché queste Commissioni sono infarcite di rappresentanti dei Comuni, e da questi di fatto dominate (quindi, prevalgono i rappresentanti "tassatori”, insieme a quelli dell’Agenzia). Secondariamente, perché le Commissioni censuarie sono organi amministrativi, di collaborazione dell’Amministrazione (Agenzia, nel caso): non sono organi terzi, giurisdizionali.
In terzo luogo (risposta sub 2 sopra riportata), nulla – ancora – significa che le Commissioni tributarie possano disapplicare le tariffe d’estimo. Possono farlo (e, comunque, solo per il singolo caso) per motivi di legittimità, e basta. Siamo, quindi, daccapo, alla incongruenza denunciata dai deputati Galletti, Compagnon e D’Agrò.
In quarto luogo (risposta sub 3 sopra riportata), sappiamo tutti che la giurisdizione di merito ai giudici amministrativi è attribuita dalla legge in casi particolari, eccezionali. Ma il Governo deve dire perché, con una
nuova legge, non intenda attribuire anche tale particolare giurisdizione (come già fatto per altri casi) ai Tar ed al Consiglio di Stato, se questo è l’unico modo per rimediare ad un vuoto intollerabile in uno Stato che si pretende ancora di diritto.
In quinto luogo (risposta sub 4 sopra riportata), sappiamo pure –- e lo sappiamo tutti – che le Commissioni tributarie giudicano di casi singoli. Ma i deputati interroganti hanno posto la domanda inerente le Commissioni tributarie (alle quali, comunque, il giudizio in questione si potrebbe comunque sempre attribuire, per legge, così ottenendo anche il risultato di avere in tali Commissioni “il” giudice catastale, con tutto ciò che di favorevole – anche sulla celerità dei giudizi – ne conseguirebbe), dopo la risposta negativa – nei termini riferiti – inerenti la giustizia amministrativa. E il Governo – questo è il punto – non può negare, con speciosi pretesti, di individuare un giudice per il tipo di giudizio richiesto (nascondendosi dietro le – comprensibili – neghittosità, al meglio pensare, dell’Agenzia del territorio).
Riassumendo, e per concludere. Si chiede al Governo di rendere possibile il giudizio di congruità (troppo alte, troppo basse?) sulle tariffe d’estimo, e questi non solo non si fa carico del problema, ma addirittura risponde per bocca (solo) dell’Agenzia, con argomentazioni (para)giuridiche, quando invece il problema è politico e solo politico (si vuole – cioè – davvero negare questo tipo di giudizio?). Problema politico tanto più impellente a fronte dell’osservazione del Servizio Bilancio della Camera dei deputati: che, davanti al disegno di legge per il Catasto patrimoniale (in aula a Montecitorio a fine settembre), ha adombrato il dubbio che si voglia addirittura eliminare dalla giurisdizione catastale le Commissioni tributarie, accentrando il tutto nelle commissioni censuarie (organi dell’Amministrazione e non giurisdizionali, come visto!).
Che si voglia negare ai cittadini il giudizio di congruità sulle tariffe d’estimo (e, quindi, come detto, sulla base imponibile delle imposte, in ultima analisi) desta ripugnanza morale, prima ancora che politica. E che non vi sia, davanti a questa ripetuta denuncia della Confedilizia, una rivolta morale generale, altrettanto.

*presidente Confedilizia

 

 

fonte: Confedilizia 

 
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